Building

Costruita nel XVII secolo dalla famiglia veneta dei Pastega, villa Pastega Manera sorge, affiancata da due barchesse e da una piccola chiesa, su un’area di circa 51.000 mq. Negli anni Novanta la villa è stata restaurata e notevolmente ampliata dall’architetto giapponese Tadao Ando. Il luogo è stato destinato ad ospitare “Fabrica”, il cui progetto prevedeva la realizzazione di spazi per lo studio, laboratori, uffici, attrezzature quali biblioteca e auditorium, sala cinematografica, luoghi di incontro e di ristoro. Il restauro della villa e la ristrutturazione degli annessi, eseguiti tra il 1993 e il 1995, sono stati accompagnati da uno studio approfondito delle tecniche tradizionali, predisponendo oltre 200 campioni di materiali (in duplice copia, una a Treviso e una ad Osaka). Sono stati utilizzati mattoni vecchi, intonaci in cocciopesto e finiture in marmorino; i pavimenti sono stati rifatti “alla palladiana” o in tavole di legno.

L’intervento progettuale ha comportato il ridisegno dell’atrio della villa – in forma ellittica, a doppia altezza e passante tra i due fronti –, la realizzazione di un auditorium nella barchessa maggiore e di un volume vetrato di raccordo tra le due barchesse, in sostituzione della preesistente struttura pericolante in muratura. L’auditorium emerge dal fronte esterno della barchessa con una parete curva in cemento a vista; verso il portico interno, una grande apertura consente invece di cogliere lo spazio della corte, con la grande vasca d’acqua che lambisce sui due lati il nuovo percorso di accesso alla barchessa minore. Scandito da una teoria di colonne libere con capitelli troncoconici, il percorso costituisce una sorta di anticipazione, spaziale e geometrica, del corpo di fabbrica rettilineo che si estende, al di là della barchessa, sin quasi al confine dell’area.

building-small-1.jpg
building-wide-1.jpg

Realizzato nell’ambito del secondo lotto dell’intervento, insieme ai nuovi ambienti in gran parte ipogei e alla piazza ellittica, il lungo parallelepipedo è costituito da una sequenza di pieni e vuoti compresi tra le due pareti laterali di contenimento. Il percorso interno distribuisce a uffici e laboratori, consente di scendere ai livelli inferiori o salire all’aperto, sulle terrazze; si tratta comunque di spazi di collegamento che, per caratteristiche qualitative e dimensionali, sono al contempo atrii e gallerie, luoghi di sosta e “di comunicazione e incontro tra le persone, tra le persone e la storia o la natura”, secondo le parole di Tadao Ando.

building-small-3.jpg

L’inclusione degli elementi naturali – quali la luce e l’aria – nell’architettura trova un apice in corrispondenza della grande piazza ellittica, scavata dal piano di campagna sino alla quota di otto metri. Laddove interseca la curva dell’ellisse, il corpo rettilineo appare infatti letteralmente sezionato in profondità e rivela la propria organizzazione spaziale e strutturale, culminante nella teoria di colonne libere della terrazza che “prosegue” quella del percorso di accesso alla barchessa. Dal lato opposto, il volume virtuale dell’ellisse interseca un ampio invaso gradonato che consente di scendere, dalle prossimità del viale di ingresso alla villa, sino al centro della piazza.

building-small-2.jpg