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Up to Now. Fabrica Photography

La fotografia di Fabrica al festival Fotografia Europea di Reggio Emilia, 5 maggio-9 luglio 2017

11 aprile 2017

Fabrica sceglie Fotografia Europea, il festival che il comune di Reggio Emilia e la Fondazione Palazzo Magnani dedicano alla fotografia contemporanea, per presentare Up to Now. Fabrica Photography, una ricca e intensa carrellata su oltre vent’anni di ricerca visiva e reportage fotografici. Dal 1994, il centro di ricerca ha esplorato la fotografia nelle sue varie sfaccettature, dalla documentazione giornalistica ai progetti editoriali, dalle campagne di comunicazione ai progetti più spiccatamente artistici. Senza dimenticare il fondamentale e pioneristico esperimento della rivista Colors, che condivide la stessa celebrazione delle diversità del mondo, l’attenzione per le questioni sociali, politiche, economiche, ambientali e di costume.

Filo conduttore è stata sempre la promozione di giovani talenti internazionali, che a Fabrica hanno avuto l’opportunità di crescere e migliorare, per proseguire poi le loro carriere e, non in rari casi, affermarsi come professionisti di valore.

Per Reggio Emilia Fabrica ha selezionato 37 fotografi e oltre cento opere, e la rassegna si concentra sui lavori di tutti quei giovani che negli anni sono diventati autori riconosciuti a livello internazionale.

Dagli Albino Portraits di Pieter Hugo ai Libyan Battle Trucks di James Mollison, passando per The Middle-Distance di Olivia Arthur e A bad day di Laia Abril, fino ad arrivare alla Ponte City raccontata da Mikhael Subotzky e Patrick Waterhouse e a Oil will never end di Lorenzo Vitturi, questa raccolta è una testimonianza della varietà di approcci alla documentazione fotografica che attraversa realtà e continenti creando un unicum iconografico e narrativo. In occasione di Fotografia Europea 2017, Fabrica proporrà inoltre un focus dedicato ai lavori di Drew Nikonowicz e di Ali Kaveh, attualmente borsisti a Fabrica.

Up to Now. Fabrica Photography
Chiostri di San Pietro
via Emilia San Pietro, 44/c
Reggio Emilia

Giornate inaugurali
5 maggio › 19-23
6 e 7 maggio › 10-23

dal 12 maggio al 9 luglio
da venerdì a domenica
venerdì › 18-23
sabato › 10-23
domenica e festivi › 10-20

 

Con opere di:

Adam Broomberg & Oliver Chanarin
Aleksey Kondratyev
Ali Kaveh
Alma Cecilia Suarez
Ashley Gilbertson
Chen Jiaojiao & Peng Yangjun
Clara Vannucci
Drew Nikonowicz
Federica Sasso
James Mollison
Jen Osborne
Jessica Dimmock
Karim El Maktafi
Kitra Cahana
Laia Abril
Léonie Hampton
Liz Hingley
Lorenzo Vitturi
Margo Ovcharenko
Marina Rosso
Martina Cirese
Mikhael Subotzky & Patrick Waterhouse
Munem Wasif
Nicolò Degiorgis
Olivia Arthur
Panos Kefalos
Philipp Ebeling
Piero Martinello
Pieter Hugo
Reed Young
Sam Ivin
Sharon Ritossa
Sofia Valiente
Stefan Ruiz

The Middle-Distance
© Olivia Arthur/Magnum photos, courtesy of Fabrica
Gran Bretagna

Lungo i confini tra Europa e Asia si sviluppano cinque Paesi: Turchia, Georgia, Azerbaijan, Kazakhstan e Russia. The Middle-Distance è un viaggio ai confini tra Europa e Asia, narrato attraverso le storie di giovani donne, tutte in una fase della vita in cui devono prendere decisioni che incideranno sulla loro istruzione, sul loro lavoro e sulla loro famiglia. Olivia Arthur viaggia alla ricerca del punto in cui l’Est incontra l’Ovest, dove le tradizioni dell’Est incontrano le pressioni dell’Ovest: un ponte tra due culture, né completamente da una parte né completamente dall’altra. The Middle-Distance è stato tra i progetti presentati nella mostra Les Yeux Ouverts al Centre Pompidou di Parigi nel 2006, ed è stato esposto alla Triennale di Milano l’anno seguente.

The Ninth Floor
© Jessica Dimmock, courtesy Fabrica
USA

Il nono piano è come ogni altro piano di un qualsiasi edificio di Manhattan. Ma in questo caso si tratta di un appartamento dove un gruppo di tossicodipendenti acquista e spaccia droga, in cui dorme, discute, fa l’amore e litiga. Per quasi tre anni, Jessica Dimmock ha seguito le storie di questa dimora e dei suoi abitanti. Tanti hanno fotografato la tragedia del mondo della droga, ma la forza di queste immagini porta un nuovo, straordinario racconto, intimo e crudo allo stesso tempo. Con The Ninth Floor, Jessica Dimmock ha ricevuto il Premio F, il premio internazionale per la fotografia sociale creato da Fabrica, alla sua prima edizione, e il libro omonimo è stato pubblicato da Contrasto nel 2007.

Formations
© Aleksey Kondratyev, courtesy Fabrica
Kyrgyzstan/USA

Mentre il 1991 continua a dissolversi nella memoria, l’Asia centrale, l’antico territorio sovietico posto tra Russia, Cina e Medio Oriente, è in una fase di grande trasformazione. I popoli centro asiatici parlano russo, ma sempre più spesso imparano l’inglese e il cinese. Sono per lo più secolarizzati, ma sempre di più praticano la fede islamica. Formations è una narrazione fotografica di questa regione, del periodo di transizione che sta attraversando, tra un passato legato al blocco sovietico e un futuro ancora incerto. Il libro Formations è stato pubblicato da Fabrica nel 2016.

Notes from Anywhere
© Drew Nikonowicz, courtesy Fabrica
USA

Interamente realizzato in Italia, Notes from Anywhere di Drew Nikonowicz è l'ultima raccolta di fotografie della sua già premiata serie This World and Others Like It. Attraverso processi fotografici analogici, Nikonowicz indaga il concetto di esploratore nel XXI secolo, quando non ci sono più nuove frontiere terrestri da scoprire. Esistono però migliaia di altre realtà che si possono esplorare grazie alle immagini di rover e probe, attraverso il gioco di ruolo virtuale e i software per video game. All’interno di questa nuova forma di spazio contemporaneo inesplorato, i robot hanno sostituito i fotografi nel ruolo di mediatori, producendo immagini completamente scollegate dall’esperienza umana. Secondo Nikonowicz, tutto questo suggerisce che, oggi, l’unico modo per accedere a un “paesaggio sublime” è attraverso il mezzo e i limiti della tecnologia.

Nomadic America
© Kitra Cahana, courtesy Fabrica
Canada

Nomadic America racconta le storie di una gioventù nomade e senza tetto con cui Kitra Cahana ha viaggiato per mesi attraverso gli Stati Uniti. Riconducendo l’attrazione per i vagabondi alla sua infanzia e a una borsa con cui voleva scappare da casa quando era bambina, Cahana mette in relazione lo stile alternativo dei girovaghi con il bisogno che tutti sentiamo di evadere dalla vita quotidiana. Esplorando l’esistenza dei nomadi, questo lavoro enfatizza il suo aspetto creativo senza edulcorare le difficoltà che una scelta del genere può comportare.